Nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche

Nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche

Nei prossimi giorni verrà esaminata in Parlamento la bozza di decreto legislativo di recepimento del nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche (DIRETTIVA UE 2018/1972 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO dell’11 dicembre 2018).

 

 

La direttiva UE a cui si fa riferimento è stata approvata e entrata in vigore a fine del 2018 e ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del mercato delle reti e dei servizi di telecomunicazione nell’Unione Europea, favorendo una concorrenza sostenibile, ampliando la connettività e l’accesso alle reti 5G da parte di tutti i cittadini europei, mettendo in primo piano la sicurezza degli utenti finali.

L’Italia dopo una lunga attesa anche causata dal covid ha finalmente definito e pubblicato la bozza del decreto legge che recepisce le regole e le condizioni imposte dall’Unione Europea. Prima dell’approvazione finale e quindi della sua entrata in vigore il testo dovrà essere esaminato dalle commissioni competenti del Parlamento. A causa delle notevoli novità presenti nel documento il termine per l’approvazione definitiva è stato posticipato alla fine di novembre. Vediamo ora di analizzare insieme le principali novità previste dal provvedimento.

Riduzione della durata dei contratti

L’articolo 98 del decreto legge riporta una prima importante modifica in tema di durata dei contratti e diritto di recesso, che prevede un periodo di impegno non superiore ai 12 mesi per i contratti di internet e telefonia.

“L’Autorità provvede affinché le condizioni e le procedure di recesso dei contratti non fungano da disincentivo al cambiamento di fornitore di servizi e affinché i contratti stipulati tra consumatori e fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico diversi dai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero e dai servizi di trasmissione utilizzati per la fornitura di servizi da macchina a macchina non impongano un periodo di impegno superiore a 12 mesi”

La direttiva UE a tal proposito definiva che tutti gli stati membri avrebbero dovuto provvedere affinchè le condizioni e le procedure di risoluzioni del contratto non disincentivino l’utente finale al cambiamento del fornitore e imponendo un periodo di impegno non superiore ai 24 mesi. Su questo tema lo stato italiano avrebbe deciso di diminuire ulteriormente il periodo di impegno portandolo a 12 mesi.

La proposta di legge ha scatenato il malcontento degli operatori che la definiscono insostenibile e dichiarano che una tale decisione potrebbe portare ad un aumento complessivo dei canoni mensili per i consumatori finali. Il costo della maggior parte delle offerte comprende oltre che ai minuti e ai dati per la navigazione internet anche il prezzo per l’acquisto di modem e smartphone.  Il dimezzamento della durata dei contratti non farebbe che aumentare i canoni mensili delle offerte.

Aumento dei prezzi amministrativi e sanzioni più elevate

Una seconda modifica riportata all’interno del decreto legge riguarda gli aumenti dei prezzi amministrativi definiti all’interno dell’articolo 16 (diritti amministrativi) e specificati nell’allegato 12 articolo 1. Tali rincari, secondo alcune stime effettuate, potrebbero portare a una riduzione dell’8% della forza lavoro del settore (pari a circa 8 mila impiegati) e a un ulteriore possibile aumento dei costi delle offerte per sostenere le spese.

Un’altra modifica emersa riguarda l’articolo 30 (Sanzioni) che prevede un incremento del “potere sanzionatorio” delle autorità nei confronti delle imprese. Secondo quanto si legge nel decreto, nei casi più gravi, le sanzioni possono raggiungere fino al 5% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato. Tale percentuale sarebbe stata quadruplicata rispetto ai valori attualmente in vigore.

 

Se è vero che il decreto legge ha l’obiettivo di tutelare i consumatori finali e supportare lo sviluppo dei servizi di telecomunicazioni sul territorio nazionale, d’altra parte regole troppo severe verso gli operatori potrebbero avere effetti sfavorevoli sia per gli utenti finali che per la diffusione e sviluppo dei servizi.

Secondo Massimiliano Capitanio, relatore del testo della camera, il provvedimento deve riuscire a bilanciare sia gli interessi dei consumatori che quelli del mercato, così come ha dichiarato ad una intervista rilasciata a Repubblica: “Stiamo studiando il testo. Una prima valutazione è che proporremo modifiche per contemperare gli interessi dei consumatori con quelli degli operatori, ossia del mercato e dell’occupazione”.