Tra caldo, prezzi e geopolitica: la stagione in cui la vostra competenza fa la differenza

Set 3, 2026 | News Assium

Federico Bevilacqua – Presidente Assium

Care Socie, cari Soci,

agosto 2026 verrà ricordato, negli archivi di Terna prima ancora che nei nostri ricordi personali, come uno dei mesi più caldi e più costosi degli ultimi anni per il sistema energetico italiano. Non è una sensazione: è un dato che emerge con chiarezza dai numeri di questa estate, e che vale la pena guardare in faccia prima di parlare, come vorrei fare in questo editoriale, dell’opportunità che si nasconde dietro la difficoltà.

Un’estate che ha messo alla prova il sistema

I numeri diffusi da Terna raccontano un’estate fuori scala. A luglio 2026 il fabbisogno elettrico nazionale è salito dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025, toccando 32,5 TeraWattora: un nuovo record mensile, che supera quello che deteneva il primato dal lontano luglio 2015. Il 15 luglio la domanda ha raggiunto un picco di potenza di 58,1 GigaWatt, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente. Dietro questi numeri c’è una causa semplice da nominare e complessa da gestire: temperature che a luglio sono state mediamente 1,2 gradi più alte rispetto al 2025, quasi due gradi sopra la media del decennio, con punte fino a sei gradi oltre la norma stagionale negli ultimi giorni del mese. Milioni di condizionatori e ventilatori accesi in contemporanea, in casa come in ufficio e nei negozi, hanno tradotto il caldo in curva di carico.

Va detto, a onor del vero, che il sistema ha retto, e che una parte della domanda aggiuntiva è stata coperta da fonti rinnovabili: il fotovoltaico è cresciuto del 20,6% rispetto a luglio 2025 e le rinnovabili nel complesso hanno coperto il 41,5% della domanda. È una buona notizia strutturale, che però non cancella l’altra faccia della medaglia: quando il sole tramonta e i pannelli smettono di produrre, la domanda residua — quella che serve a far funzionare i condizionatori nelle ore serali — deve essere coperta da altre fonti, e in Italia questo significa ancora, in larga parte, gas.

Prezzi in tensione: cosa dicono i numeri

Il caldo non è mai gratis, e quest’anno lo si vede bene in bolletta. Il PUN, il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica, ha toccato il 3 agosto quota 197,7 €/MWh, con punte orarie che dalle 18 in poi hanno superato i 200 €/MWh. Il gas all’ingrosso — che copre ancora oltre il 40% della domanda elettrica nazionale — viaggia sopra i 60 €/MWh dalla metà di luglio, trascinando con sé l’intero mercato elettrico, dato che in Italia il prezzo del gas resta il riferimento marginale che fissa il prezzo dell’elettricità per gran parte delle ore.

Alla domanda straordinaria si somma un’offerta meno favorevole del solito: la produzione idroelettrica ed eolica di quest’estate è risultata inferiore rispetto al 2025, e questo ha reso necessario bruciare più gas per compensare. È un promemoria utile: la transizione verso le rinnovabili riduce la dipendenza dai combustibili fossili nel tempo, ma non elimina la variabilità stagionale e meteorologica a cui il sistema resta esposto anno per anno, e non elimina nemmeno la necessità, per chi gestisce un contratto di fornitura, di tenerne conto nella scelta tra prezzo fisso e prezzo variabile.

Per chi ha memoria lunga, un confronto aiuta a mettere le cose in prospettiva senza allarmismo né sottovalutazione: nell’agosto 2022, in piena crisi del gas post-invasione dell’Ucraina, il PUN medio aveva toccato i 543 €/MWh, con punte orarie fino a 870 €/MWh. I livelli di quest’anno sono quindi, nel confronto, più contenuti. Ma sarebbe un errore leggerlo come un ritorno alla normalità: i 50-60 €/MWh che erano il prezzo di riferimento del mercato elettrico prima del 2019 restano, oggi, fuori portata, e continueranno probabilmente a esserlo finché il gas manterrà un ruolo centrale nel mix di generazione italiano. Il mercato, in altre parole, sembra aver interiorizzato l’idea di costi strutturalmente più alti rispetto al passato, non di un episodio temporaneo destinato a rientrare.

Le tensioni internazionali non si allentano

Se il caldo è un fattore stagionale, la componente geopolitica dei prezzi energetici è invece una condizione ormai strutturale con cui i nostri clienti — e noi con loro — dobbiamo imparare a convivere. Nelle ultime settimane le tensioni tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz sono tornate a pesare sui mercati: ogni segnale di rischio in quell’area alimenta il timore di una minore disponibilità fisica di gas naturale liquefatto per l’Europa, e i mercati finanziari reagiscono in tempo reale, molto prima che un’interruzione fisica delle forniture si materializzi davvero.

A questo si aggiunge un cambiamento strutturale di lungo periodo: l’Unione Europea ha dato il via libera definitivo allo stop alle importazioni di gas russo, sia via gasdotto sia in forma di GNL, con un percorso che porterà al divieto totale nel giro di un paio d’anni. È una decisione di politica industriale ed energetica di portata storica, coerente con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da un fornitore che si è dimostrato inaffidabile su base geopolitica. Ma ha un costo di transizione che i mercati stanno già scontando: l’Europa deve rimpiazzare volumi importanti di gas con forniture alternative — GNL da altri produttori, in primis — proprio mentre la domanda globale di GNL resta tesa e i colli di bottiglia in aree sensibili come lo Stretto di Hormuz possono ridurre la disponibilità effettiva sul mercato in qualsiasi momento.

Il risultato è un sistema energetico europeo, e italiano in particolare, che resta esposto in modo più intenso rispetto ad altri grandi mercati elettrici a ogni shock esterno: meno margine di manovra sul fronte dell’offerta, una domanda che il caldo estremo rende sempre meno prevedibile, e una componente geopolitica che può spostare i prezzi in poche ore, indipendentemente da qualunque previsione tecnica. Prezzi, clima e geopolitica non sono tre problemi paralleli: sono la stessa dinamica vista da tre angolazioni diverse, e si rinforzano a vicenda.

Perché questa è la stagione dell’Utility Manager

È qui che il quadro, per quanto complesso, si trasforma in un’opportunità professionale che raramente si presenta con questa nitidezza. In un mercato energetico stabile e prevedibile, la competenza di un Utility Manager qualificato è un valore aggiunto; in un mercato come quello che stiamo attraversando, diventa una necessità che i clienti — privati, aziende, pubbliche amministrazioni — iniziano finalmente a percepire come tale, spesso dopo aver ricevuto una bolletta che li ha colti di sorpresa.

Pensiamo alle famiglie, che in questi mesi vedono i costi dell’energia salire proprio mentre il completamento del passaggio dalla maggior tutela al mercato libero le costringe a orientarsi tra offerte sempre più diverse tra loro. Chi saprà leggere un’offerta a tempo indeterminato contro una a prezzo fisso, spiegare in modo comprensibile la differenza tra indicizzazione al PUN e prezzo bloccato, e tradurre l’incertezza dei mercati in una scelta consapevole, offrirà un servizio che il cliente percepirà come indispensabile, non come un costo accessorio.

Pensiamo alle piccole e medie imprese, che spesso non hanno al loro interno nessuno che segua i mercati energetici con la continuità necessaria, e che si trovano a rinnovare contratti pluriennali proprio in una fase di prezzi elevati e volatili. Per queste aziende, un Utility Manager che sappia strutturare una strategia di acquisto — tra copertura a prezzo fisso per la parte di consumo prevedibile e flessibilità sulla quota residua, tra durata contrattuale breve per non restare ingessati e durata più lunga per bloccare condizioni favorevoli quando si presentano — non è un fornitore di servizi accessori: è chi permette all’azienda di pianificare i costi energetici con la stessa serietà con cui pianifica gli altri costi industriali.

Pensiamo, infine, alla pubblica amministrazione, che gestisce contratti di fornitura spesso rigidi, con procedure di gara che si muovono su tempi lunghi e che faticano a stare al passo con un mercato che cambia in poche settimane. Qui il valore dell’Utility Manager si misura sulla capacità di introdurre, nei capitolati e nelle strategie di acquisto, criteri di flessibilità e di monitoraggio dei consumi che permettano all’ente di adattarsi senza dover riscrivere ogni volta l’intera procedura, e di dimostrare ai propri cittadini di aver gestito la spesa energetica con competenza e non per inerzia.

In tutti e tre i casi, la nostra professione ha una caratteristica che nessuna intelligenza artificiale e nessun comparatore online può replicare fino in fondo: la capacità di leggere insieme al cliente la sua situazione specifica — i suoi consumi reali, i suoi vincoli di liquidità, il suo orizzonte temporale — e di tradurla in una strategia contrattuale su misura, che tenga conto tanto del breve periodo (come affrontare l’inverno che arriva con prezzi ancora tesi) quanto del lungo periodo (come strutturare un mix di autoproduzione, efficientamento e copertura contrattuale che renda l’azienda o l’ente meno esposti alla prossima crisi, chiunque la provochi).

Tre consigli pratici per i prossimi mesi

Primo: usate questi mesi di prezzi elevati come argomento didattico, non solo come problema da gestire. Ogni cliente che vi chiede spiegazioni su una bolletta più alta del previsto è un cliente disposto ad ascoltare, in questo momento più che in altri, perché conviene bloccare parte del consumo a prezzo fisso, perché una comunità energetica rinnovabile può ridurre l’esposizione ai picchi, o perché un intervento di efficientamento ha un tempo di ritorno che si accorcia quando i prezzi dell’energia salgono.

Secondo: rivedete con ogni cliente, prima della stagione dei rinnovi contrattuali autunnali, l’equilibrio tra quota fissa e quota indicizzata del suo approvvigionamento, con un occhio al breve periodo — l’inverno alle porte, ancora sotto pressione sui prezzi del gas — e uno al lungo periodo, valutando dove ha senso allungare la durata dei contratti per bloccare condizioni ragionevoli e dove invece conviene mantenere flessibilità in attesa di un mercato meno teso. Non esiste una risposta unica: esiste una risposta costruita sui numeri di quel cliente specifico, ed è proprio questo il lavoro che solo un professionista qualificato sa fare.

Terzo: non limitatevi al lato dell’acquisto. In un contesto di prezzi elevati, la leva più immediata su cui un cliente può agire nel breve periodo è spesso quella del consumo: uno spostamento dei carichi verso le ore diurne per sfruttare la produzione fotovoltaica, un intervento sulla climatizzazione degli ambienti, un monitoraggio più attento dei consumi tramite smart meter, possono produrre risparmi tangibili già in questa stagione, prima ancora di rinegoziare un contratto. È un servizio che rafforza la fiducia del cliente e apre naturalmente la porta a un ragionamento più strutturato sul lungo periodo.

Per concludere

Le stagioni difficili per il sistema energetico, come questa, non sono una buona notizia per nessuno: pesano sulle famiglie, sui bilanci delle imprese, sulla spesa pubblica. Ma sono, storicamente, i momenti in cui la nostra professione dimostra il proprio valore con più evidenza, perché è proprio quando le cose si complicano che la differenza tra chi gestisce l’energia per mestiere e con metodo, e chi la subisce come una voce di costo su cui non si può intervenire, diventa visibile a tutti.

Vi invito, in questo mese e nei prossimi, a portare questa lettura ai vostri clienti non come un allarme, ma come un invito a costruire insieme una strategia: perché ogni euro in più che il mercato chiede oggi è anche un argomento in più a favore di chi sa come affrontarlo.

Vi ringrazio, come sempre, per l’impegno e la competenza che mettete ogni giorno al servizio dei vostri clienti, e vi auguro un buon proseguimento di fine estate.

Come sempre, Assium resta al vostro fianco: nelle prossime settimane torneremo su questi temi con materiali di approfondimento e occasioni di formazione dedicate alla lettura dei mercati energetici e alla costruzione di strategie contrattuali, perché la vostra competenza aggiornata è, in fondo, il primo strumento che mettiamo a disposizione dei vostri clienti.

Un caro saluto,

Il Presidente di Assium

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