Non una professione nuova, ma una professione ancora da riconoscere

Ott 22, 2026 | Attualità

Federico Bevilacqua – Presidente Assium

Care Socie, cari Soci,

Ottobre è, per tradizione, il mese in cui si smette di guardare all’estate appena trascorsa e si comincia a fare i conti con l’autunno: le bollette che arrivano, i budget da rivedere, la stagione termica che si apre. Quest’anno a questi pensieri se ne è aggiunto un altro, perché i numeri del mercato energetico continuano a muoversi in una direzione che nessuno di noi avrebbe voluto confermare. In questa lettera vorrei fare tre cose: richiamare brevemente lo stato dell’arte sui prezzi, raccontarvi il convegno di Modica dello scorso fine settimana con le riflessioni che ne sono nate sulla nostra professione, e condividere con voi un invito, che è anche un impegno, per i mesi che ci separano dalla fine dell’anno.

Una corsa che non accenna a fermarsi

Sul fronte dei prezzi non ci sono, purtroppo, grandi novità da annunciare, e questo di per sé è già una notizia. A metà ottobre il PUN, il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, si è attestato oltre i 232 €/MWh, in ulteriore crescita rispetto ai quasi 198 €/MWh di inizio agosto di cui parlavamo nel numero estivo, mentre il gas al PSV viaggia attorno agli 89 €/MWh, contro i circa 60 di metà luglio. Per dare l’idea della distanza percorsa, il metano ha più che raddoppiato la propria quotazione dalla fine di febbraio. Sono numeri all’ingrosso e, come ricordiamo sempre ai nostri clienti, non coincidono con la bolletta: ma sono quelli da cui, con tempi e meccanismi diversi, la bolletta prende le mosse, e per molte offerte indicizzate il passaggio è quasi immediato.

Naturalmente, in queste settimane si parla molto di ciò che potrebbe arrivare dall’alto. Senza entrare nel merito delle scelte politiche, che non spettano a noi, mi limito a registrare i fatti: tra il governo e la Commissione europea si sta lavorando a un’intesa, ancora preliminare, su un tetto al prezzo del gas utilizzato dalle centrali elettriche, con una soglia di riferimento attorno ai 58-60 €/MWh. Le stime circolate parlano di un possibile ribasso nell’ordine del 10% sulla componente energia, ma con tre avvertenze che chi fa il nostro mestiere non può permettersi di dimenticare: l’iter richiede ancora la notifica a Bruxelles, un decreto e le regole attuative dell’Autorità; l’applicazione è indicata a partire dal 2027, dunque non prima di diversi mesi; e il beneficio riguarderebbe in modo diretto le offerte indicizzate, mentre i contratti a prezzo fisso resterebbero come sono fino alla loro scadenza.

Ed è proprio qui che torna il punto che ci sta a cuore. In attesa di una misura che forse arriverà, la differenza tra un cliente che subisce l’autunno e uno che lo affronta con lucidità sta nel sapere che tipo di contratto ha, quando scade, che cosa prevede e che cosa gli converrebbe fare nel frattempo. Non servono promesse e non servono previsioni a effetto: serve qualcuno che sappia leggere le carte e dire con calma al cliente dove si trova e quali margini ha. È un lavoro che si fa più di ascolto e di metodo che di annunci, e in un momento come questo vale doppio.

Per questo, in queste settimane di attesa, il suggerimento che mi sento di darvi è di natura prevalentemente organizzativa. Mettete ordine nel portafoglio dei vostri clienti: quale contratto ha ciascuno, a prezzo fisso o indicizzato, con quale scadenza, con quali penali e quali clausole di rinnovo. Preparate per ognuno un quadro chiaro delle alternative, con i pro e i contro di ciascuna, evitando decisioni dettate dalla fretta in una direzione o nell’altra: né rinnovi affrettati per paura che i prezzi salgano ancora, né rinvii per scommessa sull’arrivo di una misura di cui non esistono ancora né il testo né la data. Un cliente informato di questi margini, e consapevole che nessuno può prevedere con certezza il momento giusto, è un cliente che decide meglio e che dorme più tranquillo.

A Modica, il Sud che sceglie di restare

Sabato 17 ottobre abbiamo organizzato, insieme a Consumerismo No Profit e con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Modica, il convegno «Restanza. Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia», ospitato nella Sala Triberio del Palazzo della Cultura. Voglio ringraziare di cuore chi ha reso possibile una giornata così ricca, a partire dal nostro delegato territoriale Sandro Iabichella e da Biagio Dimartino, e naturalmente tutti i relatori e le relatrici — amministratori locali, rappresentanti di ANCI Sicilia, delle associazioni di categoria, delle imprese e del terzo settore — che hanno portato il loro contributo ai tre panel in programma.

Il tema di fondo è tanto semplice da enunciare quanto difficile da affrontare: negli ultimi dieci anni circa duecentomila giovani hanno lasciato la Sicilia, un terzo dei quali laureati. La formula che mi è rimasta più impressa tra quelle ascoltate è che ai giovani non manca il lavoro, manca il lavoro stabile. È una distinzione che racconta molto del Mezzogiorno di oggi, e che dà la misura di quanto sia urgente costruire, accanto alle politiche attive, anche percorsi professionali concreti, radicati nei territori e non delocalizzabili. Restare, come è emerso più volte nel corso della giornata, non deve essere un atto di coraggio, ma una scelta possibile.

Il confronto ha messo sul tavolo dati e proposte concrete: le stime SVIMEZ che quantificano in circa 6,8 miliardi di euro l’anno il costo dell’emigrazione dei laureati meridionali negli ultimi cinque anni, le iniziative legislative a sostegno del lavoro e del rientro, la proposta di ANCI Sicilia di organizzare in ogni provincia una giornata dedicata all’incontro tra giovani e imprese, i percorsi di incubazione di imprese sociali presentati dalla Fondazione Marea. Un segnale di quanto il tema sia sentito da tutte le componenti del territorio, istituzioni, imprese e terzo settore, che hanno dimostrato di voler lavorare insieme.

In questo quadro ho avuto l’occasione di portare il contributo di Assium sul tema delle nuove professioni e, in particolare, sull’Utility Manager come opportunità di carriera per chi si affaccia oggi al mondo del lavoro: una professione che si può esercitare ovunque ci siano famiglie, imprese e amministrazioni da assistere nella gestione delle proprie utenze, che richiede competenze solide e certificabili, e che permette di costruire un percorso senza dover lasciare il proprio territorio. Non a caso il nostro Young Tour, che porta Assium nelle scuole e nelle università, si muove in questa direzione: far sapere ai ragazzi che esiste un mestiere vero, utile e richiesto, di cui troppo spesso nessuno ha mai parlato loro.

L’Utility Manager non è nuovo: è sempre esistito

Ed è qui che vorrei fermarmi su una parola, quella che ricorre più spesso quando si parla di noi: «nuova». Si parla di «nuove professioni», e l’Utility Manager viene regolarmente incluso in questo elenco. Credo sia giusto, per rispetto della verità e di chi questo mestiere lo fa da anni, correggere l’impressione: l’Utility Manager non è una professione nuova. Esiste, di fatto, da quando esiste il mercato libero dell’energia, da quando famiglie e imprese hanno dovuto scegliere tra offerte diverse, confrontare condizioni, negoziare contratti, controllare fatture, capire che cosa stessero davvero pagando. Quel lavoro qualcuno lo ha sempre fatto, nelle aziende, negli studi, nelle associazioni, nelle amministrazioni pubbliche. Quello che non è mai accaduto è che venisse riconosciuto e valorizzato per ciò che è.

Più che di una professione nuova, dobbiamo dunque parlare di una professione che attende da troppo tempo il proprio riconoscimento. E la differenza non è semantica: una professione nuova può aspettare, deve ancora crescere, dimostrare, farsi conoscere. Una professione che esiste da molti anni e che regge ogni giorno un pezzo di economia reale, no.

Un registro per cento euro, nessuno per milioni

C’è poi un paradosso che continuo a considerare il più eloquente di tutti, e che non smetterò di ripetere finché non sarà superato. Chi vende una polizza auto da cento euro deve essere iscritto a un registro professionale, il RUI, e rispondere a precisi obblighi di formazione e di condotta. Chi vende o consiglia contratti di fornitura energetica per importi che arrivano a milioni di euro non è soggetto, come singolo professionista, a nessun obbligo analogo: nessuna iscrizione, nessun requisito minimo di competenza, nessuna verifica. Come ricordavo già a luglio, la legge 4/2013 parla di professioni non organizzate, e proprio per questo la qualificazione volontaria, l’attestato e la norma UNI 11782 sono oggi gli unici argini a una zona grigia in cui chiunque può presentarsi come esperto.

Non è una battaglia contro qualcuno, né una rivendicazione corporativa: è una questione di tutela di chi, famiglia, impresa o ente pubblico, si affida a un professionista in un momento in cui, come abbiamo visto in questi mesi, un errore di valutazione può pesare per anni. Se chiediamo un riconoscimento, lo facciamo perché riteniamo che chi interviene su cifre di questa entità debba poter dimostrare di averne le competenze. Su questo continueremo a lavorare senza sosta nelle sedi opportune, e le interlocuzioni istituzionali di cui vi ho dato notizia il mese scorso ci fanno guardare al futuro con fiducia.

Verso la fine dell’anno

È ancora presto per fare il bilancio dell’anno, e non voglio farlo in anticipo: ci aspettano due mesi pieni di impegni importanti. Tra novembre e dicembre sono in programma i due appuntamenti dello Young Tour, di cui vi daremo notizie dettagliate nelle prossime comunicazioni, pensati per portare la professione dell’Utility Manager tra i giovani e nei luoghi in cui si formano. Ed è in fase di organizzazione, a Roma, un evento istituzionale dedicato al tema delle aziende, sul quale torneremo con maggiori dettagli appena il programma sarà definito. Vi invito a tenervi pronti: sono occasioni in cui la presenza dei soci fa davvero la differenza. Ogni evento a cui Assium partecipa, e ogni sala in cui un Utility Manager prende la parola con competenza e concretezza, è un tassello in più nel percorso con cui facciamo conoscere la professione a chi decide, a chi sceglie e a chi, domani, potrebbe sceglierla come mestiere.

Per concludere

Ho cominciato dicendo che ottobre è il mese in cui si fanno i conti con l’autunno. Aggiungo che è anche il mese in cui, per chi fa il nostro mestiere, si misura la serietà con cui si sta nel proprio ruolo. In un periodo difficile come questo, con i prezzi che salgono, l’incertezza sulle misure che arriveranno e un mercato in cui il rumore delle offerte copre troppo spesso la sostanza dei contratti, la responsabilità che abbiamo è grande, e dobbiamo sentirla tutta. Invito ciascuno di voi a prenderla sul serio: nei confronti dei clienti, che hanno bisogno di punti di riferimento; nei confronti dei colleghi più giovani, che guardano a noi per capire che cosa significhi fare questo mestiere; e nei confronti della professione, che avrà il riconoscimento che merita solo nella misura in cui sapremo esserne all’altezza ogni giorno.

Un ultimo invito, molto pratico: dedicate qualche minuto alla mappa degli Utility Manager che trovate sul sito di Assium, nella sezione «Trova Utility Manager». È lo strumento con cui cittadini, imprese e amministrazioni possono individuare un professionista qualificato vicino a loro, ed è il nostro biglietto da visita più concreto: date un’occhiata, segnalatela ai vostri clienti, fatela conoscere ai colleghi e, se notate qualcosa che non torna, fatecelo sapere. Più la mappa sarà completa e conosciuta, più sarà visibile, a chi cerca un professionista e a chi ancora ignora che esistiamo, quanto la nostra rete sia diffusa, strutturata e qualificata.

Vi ringrazio, come sempre, per la fiducia e per l’impegno che mettete ogni giorno nel vostro lavoro, e vi auguro un buon proseguimento d’autunno.

Un caro saluto,

Il Presidente di Assium

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