Negli ultimi mesi abbiamo parlato spesso di caro energia, di imprese sotto pressione e di bollette che non sono più una voce da subire passivamente, ma una variabile strategica che incide direttamente sulla competitività.
Oggi, con la conversione in legge del nuovo Decreto Bollette, abbiamo finalmente un elemento in più su cui riflettere come comunità di Utility Manager.
Da un lato il provvedimento interviene dove le aziende avevano più urgenza, con una riduzione concreta del peso delle bollette attraverso contributi diretti su energia elettrica e gas, distribuiti su più anni e sostenuti anche da una diversa gestione degli oneri di sistema. Non è la soluzione definitiva, ma rappresenta un segnale chiaro, il costo dell’energia non è più un tema collaterale della politica industriale, è uno dei nodi centrali su cui si gioca la competitività del Paese.
C’è poi un secondo passaggio, meno evidente ma decisivo per chi opera ogni giorno sul campo, il riconoscimento formale del soggetto che promuove la vendita dei contratti di fornitura. In altre parole, diventa necessario dare evidenza, nei processi e nei flussi informativi, di chi ha portato un cliente a sottoscrivere un contratto di energia o gas, superando definitivamente una fase in cui venditori, agenti e procacciatori venivano spesso confusi e in cui contava soprattutto il contratto firmato, non il percorso che lo aveva generato.
Con il Decreto Bollette il messaggio cambia, perché il soggetto che promuove la vendita non è più un elemento accessorio, ma entra a pieno titolo nel rapporto tra cliente e fornitore. Questo comporta una maggiore responsabilità per le società di vendita, che non possono più considerare eventuali comportamenti commerciali scorretti come episodi isolati, ma devono integrarli nella propria strategia e nella propria reputazione.
A cascata, questa responsabilità si estende a tutta la filiera, dalle agenzie ai professionisti che entrano nelle aziende, analizzano le bollette, costruiscono le offerte e instaurano un rapporto di fiducia. Se quel soggetto è riconosciuto e tracciato, non può più essere visto come un semplice esecutore, ma come un professionista che porta con sé competenze, responsabilità e un preciso posizionamento etico.
Per Assium questo è un passaggio centrale. Da anni sosteniamo che l’Utility Manager non può essere assimilato al venditore occasionale, ma è un consulente che presidia nel tempo il rapporto tra impresa e mercato dell’energia, capace di leggere norme, delibere, componenti di costo e rischi di prezzo. Il Decreto, pur senza utilizzare questa definizione, si muove chiaramente in questa direzione, riconoscendo che il modo in cui si arriva a un contratto conta quanto il contenuto del contratto stesso.
Questo si intreccia anche con le norme sul contrasto al telemarketing aggressivo nel settore energia, che limitano i contatti non richiesti e rafforzano le tutele contro le pratiche scorrette. Il quadro che emerge è chiaro, meno improvvisazione, meno pressione commerciale indiscriminata, più trasparenza, più tracciabilità e più responsabilità.
Per chi opera come Utility Manager questo scenario rappresenta allo stesso tempo una sfida e un’opportunità. La sfida è evidente, perché se il sistema inizia a identificare chi promuove le forniture, competenze, aggiornamento normativo e capacità di analisi non sono più elementi distintivi ma requisiti minimi per operare, con la necessità di investire in formazione continua, metodi strutturati e standard condivisi di comportamento.
Allo stesso tempo emerge un’opportunità altrettanto chiara. In un contesto in cui i contributi alleggeriscono almeno in parte la pressione economica sulle imprese, l’attenzione può spostarsi dalla logica del “quanto pago oggi” a quella del “come gestisco la mia spesa energetica nel tempo”. In questo spazio l’Utility Manager può diventare un riferimento stabile, non solo come intermediario di offerte, ma come figura capace di accompagnare l’impresa nelle scelte, nel monitoraggio e nella prevenzione dei rischi.
Quando il venditore scompare dopo la firma, si crea un vuoto che inevitabilmente si traduce in reclami, incomprensioni e perdita di fiducia. Quando invece il professionista resta, quel vuoto diventa un presidio e si trasforma in valore. È qui che si colloca il senso più profondo del nostro lavoro.
Il Decreto Bollette, con i suoi aspetti tecnici, sembrerebbe parlare solo di numeri e misure economiche, ma in una delle sue pieghe introduce un principio molto più ampio, il lavoro di chi promuove le forniture non è più invisibile. Il soggetto entra nel sistema, viene riconosciuto e, proprio per questo, deve essere all’altezza del ruolo che ricopre.
Come Assium leggiamo questo passaggio come una chiamata a rafforzare tre dimensioni fondamentali, la formazione, per offrire strumenti adeguati a un contesto sempre più complesso, l’identità professionale, per distinguere in modo chiaro il ruolo dell’Utility Manager, e la rappresentanza, per portare questa figura nei luoghi in cui si definiscono le regole del mercato.
Il Decreto nasce per contenere i costi di energia e gas per famiglie e imprese in una fase delicata, ma per il nostro settore introduce un principio ancora più rilevante, chi mette la faccia sulle forniture non può più restare nell’ombra. È un passaggio che dà finalmente valore a un lavoro che per troppo tempo è stato sottovalutato.
Il mio invito è semplice, non leggiamo questo provvedimento solo come un elenco di misure economiche, ma come un’occasione per ripensare il nostro ruolo. Chiediamoci cosa significa essere il soggetto che promuove una fornitura, quale responsabilità ci assumiamo quando proponiamo un contratto e quale valore vogliamo rappresentare nel mercato.
Il passo successivo non è nella norma, ma nella qualità del lavoro che scegliamo di fare ogni giorno.
Federico Bevilacqua – Presidente Assium