
Sergio Giraldo
Nel dibattito sulla transizione e sulla trasformazione del mercato elettrico si guarda spesso al prezzo spot come misura del costo dell’energia. Ma quel prezzo riflette solo il costo marginale di produzione e non incorpora una componente sempre più rilevante, i costi di integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili. È il punto richiamato da Terna nel Rapporto Adeguatezza pubblicato il 12 marzo scorso, in cui si osserva che l’aumento della penetrazione di eolico e fotovoltaico comporta oneri crescenti per mantenere sicurezza e stabilità del sistema.
Il tema riguarda innanzitutto l’adeguatezza, cioè la capacità di coprire il fabbisogno in ogni istante anche quando sole e vento non producono. Più cresce il peso delle rinnovabili variabili, maggiore è il fabbisogno di risorse di riserva, accumuli, capacità flessibile e importazioni. Sono costi di sistema che non emergono nel prezzo spot ma vengono sostenuti attraverso rete e servizi.
Lo stesso vale per la flessibilità. Un sistema con quote elevate di generazione intermittente richiede maggiori risorse di bilanciamento per compensare variazioni rapide della produzione e della domanda. Questo implica più servizi ancillari, più utilizzo di accumuli e una gestione operativa più complessa.
Terna richiama poi il tema dell’overgeneration, fenomeno che si verifica quando la produzione eccede il fabbisogno o la capacità di assorbimento della rete. In queste condizioni aumenta il ricorso a limitazioni della produzione, a prezzi fortemente depressi o negativi e a investimenti ulteriori in accumuli o rinforzi di rete. Anche questi sono costi di integrazione.
Più delicato ancora il tema della stabilità fisica del sistema. La progressiva riduzione della generazione termoelettrica sincrona riduce il contributo inerziale e il supporto alla regolazione di tensione e frequenza che queste unità assicuravano. Terna segnala che questo aumenta la sensibilità del sistema agli squilibri e rende più onerosa la gestione della sicurezza operativa, perché quelle funzioni devono essere replicate con tecnologie e servizi specifici.
Crescono anche i costi legati alle congestioni di rete. La produzione rinnovabile spesso si concentra in aree lontane dai centri di consumo e genera maggiori esigenze di trasporto, redispatching e investimenti infrastrutturali.
Il punto centrale è che questi costi tendono ad aumentare con la quota di rinnovabili e in larga misura restano fuori dai prezzi spot. Vengono trasferiti negli oneri di sistema e, in parte, nei prezzi finali dell’energia, per esempio attraverso il costo della flessibilità e dello stoccaggio.
Questo aspetto è spesso trascurato quando si confrontano i costi di generazione. Il costo di un megawattora prodotto non coincide con il costo di far funzionare in sicurezza il sistema che deve assorbirlo. È proprio su questa differenza che si inserisce il tema della fragilità.
Il rapporto di Terna mette in evidenza che la transizione elettrica non è solo una sostituzione di tecnologie di produzione, ma una trasformazione che richiede investimenti crescenti nella stabilità del sistema. È in questi costi, spesso poco visibili ma molto concreti, che si misura una parte essenziale dei rischi di un sistema ad alta penetrazione rinnovabile.
Sergio Giraldo, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Assium