
Dario Cardile – Experienced Digital CxO, Formatore e Marketing di UMA
Luce, gas, acqua, energie rinnovabili: non sono semplici commodity, ma l’infrastruttura invisibile su cui si regge la vita quotidiana di milioni di cittadini. Ogni mattina, quando un ospedale accende i suoi macchinari, quando una scuola riscalda le aule, quando un’impresa avvia le linee produttive, c’è dietro il lavoro coordinato di migliaia di professionisti e di un sistema complesso che molti danno per scontato. È, a tutti gli effetti, un’infrastruttura di civiltà. E come ogni infrastruttura di civiltà, richiede non soltanto manutenzione tecnica, ma pensiero strategico, visione di lungo periodo e una classe dirigente all’altezza.
Il settore delle utility si trova oggi al centro della più grande trasformazione del nostro tempo. La transizione energetica, la digitalizzazione delle reti, la rivoluzione dei consumi, l’integrazione delle rinnovabili, i nuovi equilibri geopolitici dell’energia: sono processi che stanno ridisegnando non solo le nostre aziende, ma il contratto stesso tra servizio pubblico e cittadino. E sono processi che non ammettono rinvii. La finestra temporale per costruire competenze adeguate è stretta e si restringe ogni anno.
Eppure, accanto alle sfide tecnologiche, normative e industriali, ne esiste una che raramente occupa il primo posto nell’agenda: la sfida delle persone. Chi guiderà le utility tra dieci, venti, trent’anni? Chi saprà leggere i cambiamenti prima che diventino emergenze, progettare soluzioni che oggi non immaginiamo, costruire fiducia con i territori, con i regolatori, con i clienti? La risposta non può che essere una: i giovani professionisti che oggi iniziano il loro percorso e che domani dovranno essere pronti a raccogliere responsabilità sempre più complesse. Dare loro un futuro, in questo senso, non è un gesto di generosità: è una condizione di sopravvivenza per il settore stesso e – più in profondità – per la qualità del servizio che siamo chiamati a garantire al Paese.
Per questo la formazione non è un accessorio, ma una priorità strategica. Offrire ai giovani talenti percorsi strutturati, competenze hard e soft, esposizione precoce alla complessità reale del mestiere, modelli manageriali aggiornati e – soprattutto – un senso chiaro del valore civile di questo lavoro, significa investire nella qualità stessa del servizio pubblico. Significa costruire una classe dirigente capace di affrontare problemi che oggi nemmeno vediamo. Significa, anche, riconoscere che la professionalità non si improvvisa: richiede tempo, metodo, mentori disposti a trasmettere ciò che sanno e altrettanto disposti ad imparare da chi arriva con sguardi nuovi.
Ed è qui che la responsabilità torna su di noi. Attrarre i migliori, trattenerli, farli crescere: sono le tre fasi di un’unica sfida, che non possiamo delegare né ai tempi né al caso. Richiede scelte concrete – in termini di organizzazione, di cultura aziendale, di investimento formativo – ma richiede prima di tutto una consapevolezza condivisa: che il capitale umano è, nel nostro settore, la variabile decisiva dei prossimi vent’anni.
Nel mio intervento alla Convention ASSIUM del 12 maggio a Roma, proverò a raccontare perché credo che la professionalità nel settore energy si costruisca prima ancora nelle teste e nelle coscienze delle persone, quale ruolo abbiamo noi – come manager, come associazione, come categoria – nel preparare chi verrà dopo di noi e perché il modo in cui accogliamo, formiamo e accompagniamo i giovani talenti dirà molto, molto presto, sulla qualità del servizio che sapremo offrire al Paese.
Educando e attraendo giovani oggi verso un settore così critico per il nostro paese.
Dario Cardile – Utility Manager Academy