Il gas torna sopra 60 euro e la scommessa europea sull’inverno presenta il conto

Lug 29, 2026 | Attualità

Nave cisterna gnlL’Europa aveva scommesso sul tempo. Con gli stoccaggi ai minimi dal 2022, governi e utility non hanno spinto troppo sugli acquisti estivi, convinti che la diplomazia avrebbe riaperto lo Stretto di Hormuz, il canale da cui transita un quinto delle forniture mondiali di GNL. Cinque mesi dopo l’inizio della guerra con l’Iran quell’attesa si sta rivelando costosa. Il 22 luglio il gas al  TTF ha superato il prezzo di 62 €/MWh, nuovo massimo di quattro mesi, con un rialzo di quasi il 50% in trenta giorni, del 42% nel solo luglio e del 91% su base annua. 

Il movimento dice poco dei consumi di oggi, che sappiamo essere bassi d’estate, e molto di quelli attesi. Il mercato sta prezzando il rischio che i depositi arrivino semivuoti alla stagione fredda. Il riempimento europeo è al 54%, circa quattordici punti sotto la norma stagionale e al secondo livello più basso degli ultimi quindici anni per il periodo. Al ritmo attuale di iniezione la traiettoria porta poco sotto il 78% al 1° novembre, quindi sotto quell’obiettivo dell’80% che Bruxelles ha già dovuto ammorbidire rispetto al 90% originario. L’Europa difficilmente riuscirà a colmare il divario, insomma, questo è ormai chiaro.

C’è una turbativa, sul mercato, ovvero l’Asia. Cina, Pakistan, Bangladesh e India rastrellano i carichi spot per sostituire il gas qatariota, mentre il caldo eccezionale spinge Giappone, Corea del Sud e Taiwan a bruciare più gas per la generazione elettrica. Doha si appresta a estendere la forza maggiore fino a metà ottobre per i clienti europei, azzerando ogni rifornimento prima dell’inverno, e l’Unione ha nel frattempo confermato l’uscita dal GNL russo entro il gennaio 2027, rinunciando a una fonte che nel primo semestre ha coperto il 17% delle consegne. Il continente ha passato l’estate a riempire i depositi e ora dovrà rilanciare sui prezzi asiatici per finire il lavoro.

In Italia il PSV è tornato sopra i 66 €/MWh, con uno spread sul TTF che torna ad allargarsi proprio nella fase di tensione. Il PUN medio di luglio si colloca a 152 €/MWh contro i 132 di giugno, per effetto combinato di gas, CO₂ e minore produzione eolica. Chi ha un contratto indicizzato lo vedrà in bolletta entro l’autunno.

Resta la questione politica, la più scomoda. Il gestore tedesco del mercato ha ribadito a maggio che non interverrà negli acquisti, confidando nell’iniziativa privata. Lo scenario che si apre è quello di una concorrenza tutta interna all’Europa sugli stessi carichi di GNL, con i contribuenti di alcuni Stati a finanziare rilanci contro altri europei. Nel 2022 il continente se la cavò grazie a un inverno insolitamente mite. Sperare nella clemenza del clima però non è esattamente una strategia di gestione del rischio.

di Sergio Giraldo, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Assium

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