Hormuz riapre, e il petrolio torna a scorrere. Lentamente.

Giu 29, 2026 | Attualità

L’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran è entrato in vigore e lo Stretto di Hormuz ha ripreso a respirare, con le prime petroliere che escono dal Golfo dopo mesi di blocco. Washington ha dichiarato chiusa la propria interdizione marittima, mentre si apre una stagione negoziale di sessanta giorni sul nucleare iraniano, e il vicepresidente JD Vance avverte che senza la riapertura effettiva del passaggio non ci sarà alcuna intesa definitiva, ridimensionando intanto il timore di futuri pedaggi su acque considerate internazionali. Il Brent è tornato sotto gli 80 dollari pur restando circa il 30% più alto sul conto dell’anno.

Attorno allo Stretto si giocano tre partite parallele. La prima riguarda i pedaggi, perché la formula sui servizi marittimi inserita nell’accordo ha riacceso il timore che il transito smetta di essere gratuito, sul modello del fondo in vigore a Malacca. 

La seconda si gioca sui mercati, dove l’umore è cambiato con una rapidità che ha spiazzato molti, dopo che meno di un mese fa Fatih Birol dell’Agenzia internazionale per l’energia paventava la più grave crisi energetica della storia, mentre oggi i trader scommettono su un eccesso di offerta più che sulla penuria temuta fino a poche settimane fa. 

La terza partita è la più materiale e riguarda la macchina logistica che deve rimettere in moto un’intera regione produttiva, una ripartenza tanto imponente da risultare visibile dallo spazio, tra giacimenti riattivati, raffinerie ferme, danni stimati attorno ai 42 miliardi di dollari e la corsa delle superpetroliere verso il Golfo.

La pressione al ribasso sui prezzi nasce proprio dall’onda di greggio in arrivo. La riapertura potrebbe liberare circa 93 milioni di barili non iraniani intrappolati nel Golfo, ai quali si aggiungono altri 72 milioni di barili iraniani fermi sulle petroliere  nel caso di un allentamento più ampio delle sanzioni.

Sul fronte della domanda, però, l’assorbimento di questa offerta liberata appare più tiepido del previsto, perché molte raffinerie asiatiche hanno già prenotato i carichi per la finestra giugno-agosto e diversi impianti cinesi vanno in manutenzione a luglio, con la lavorazione cinese attesa attorno ai 12,4 milioni di barili al giorno questo mese. La diffusione rapida dei veicoli elettrici comprime la domanda di carburanti, e diversi venditori restano con carichi invenduti, in una fase che gli operatori descrivono ormai come una battaglia sui margini più che sull’accaparramento del barile.

Il riequilibrio in atto tra domanda e offerta riporta lentamente la domanda asiatica verso il Medio Oriente, con un possibile recupero dei consumi indiani fino a 600mila barili al giorno entro agosto, mentre l’aumento delle forniture rafforza il contango sui riferimenti regionali, segnale di un mercato tornato comodo sul lato dell’offerta.

di Sergio Giraldo, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Assium

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